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“In 18 mesi non si rigenera un territorio: si mettono le basi”: Marco Michelotti a metà percorso del progetto EOLAB

A nove mesi dall’avvio, Marco Michelotti riflette su cosa ha funzionato, cosa resta da fare e quale impatto il Cantiere Prossimità sta avendo sui luoghi e sulle persone che li abitano.

 

Una parola sola: condivisione

Se dovesse descrivere questi primi nove mesi con una parola, Marco Michelotti ne sceglierebbe una sola. Vale per il meglio e per il peggio: condivisione.

“Abbiamo creato una base fondata sulla fiducia reciproca, dove non ci si deve guardare alle spalle e siamo tutti orientati nella stessa direzione.” Spesso, quando ci sono fondi pubblici, ognuno tende a guardare al proprio orticello. Qui non è andata così.

La condivisione ha però un costo. “È stata anche una palla al piede. Ogni passaggio ha richiesto di fermarsi, confrontarsi sull’obiettivo e sulla strada per raggiungerlo.” Dieci soggetti non imparano a lavorare insieme in una settimana. Il tempo investito nella fase preparatoria era necessario. I risultati cominciano a vedersi.

 

Cosa rimane da fare

Gli sportelli digitali devono aumentare di numero e essere comunicati meglio. Cireglio deve completare le finiture e cominciare a ospitare attività. I locali di Pracchia devono aprire. La Banca del Tempo deve partire operativamente. Il servizio di consegna a domicilio deve essere avviato. La Fondazione Mai Soli deve entrare nel vivo degli eventi. Il rapporto con i Comuni e le Società della Salute deve diventare più strutturato.

“In 18 mesi non si rigenera un territorio e non si rigenera una comunità: si mettono le basi.” Le basi ci sono.

 

Le istituzioni che vengono a cercarti

Rafforzare il rapporto con Comuni, Società della Salute e servizi sociali è uno degli obiettivi dei prossimi mesi. Non è semplice portare intorno a un tavolo sindaci e assessori di più Comuni. “Quello che mi dà speranza è che, in diversi casi, siano le stesse istituzioni che iniziano a cercarci.” Quarrata, Marliana, San Marcello Piteglio, Pescia, Pistoia: i segnali ci sono.

 

Riscoprire da dove si viene

L’impatto sul territorio è difficile da misurare con i soli numeri. Marco Michelotti lo racconta a partire da una convinzione personale, prima che da un dato di progetto.

“Quello che stiamo cercando è che le persone di Pistoia, Pescia, Montecatini riscoprano quello che esiste e che è legato anche alla loro storia personale.” Quasi tutti, se si va un po’ indietro nel tempo, hanno antenati nella montagna. Erano la collina e la montagna il centro della vita, mentre la pianura era la zona delle paludi. “Alla fine, questa è l’origine di tante persone che oggi abitano in città.”

Le escursioni con le scuole, le attività in Valleriana, il teatro itinerante servono a riavvicinare le persone a luoghi che credevano distanti e che invece fanno parte della loro storia.

 

Qualcuno ha già scelto di tornare

In Valleriana qualcosa si muove già. Alcune persone più giovani, anche con figli, si stanno trasferendo. Non sono centinaia, sono decine. Ma il segnale c’è.

Affrontano difficoltà concrete: pochi mezzi di trasporto, scuole distanti, spesa difficile. “Hanno scelto di affrontare queste difficoltà invece di altre.” Una scelta del genere si fa solo se si conosce davvero il posto, se si è stati lì, se si è capito il miglioramento sulla qualità di vita che si può ottenere, se si riconoscono le proprie origini e la cultura che comunque ci lega a questi luoghi.

Si deve riuscire a ridare vita a servizi come i negozi di vicinato, la scuola, il medico di base e altri che dovrebbero seguire, oltre a potenziare le attività economiche che ci già ci sono e incentivare quelle che possono nascere. Per ora le basi ci sono. Il resto viene dopo.

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