FdC Pistoiesi

“La scuola non può essere solo esercizi e verifiche”: Paola Bellandi racconta Futuro Presente

Paola Bellandi, Presidente della Fondazione delle Comunità Pistoiesi, racconta cosa significa per lei Futuropresente: una scommessa sulla bellezza, sulla collaborazione e su una scuola che torna ad essere luogo di vita.

 

La piantina nel vasetto

C’è un’immagine che Paola Bellandi usa per spiegare cosa cerca di fare Futuropresente con i ragazzi. Un ragazzo davanti a un vasetto, con una piantina da far crescere. Qualcosa di concreto, di vivo, che dipende da lui. “Il ragazzo si sente responsabile di quello che deve crescere nel vasetto, si impegna perché la pianta possa vivere pienamente.”

Qualcosa che rimetta al centro il ragazzo come persona, prima ancora che come studente. “La scuola non può essere solo esercizi, compiti, verifiche, specialmente per ragazzi in difficoltà. C’è bisogno di essere un po’ più creativi.”

Paola lo sa bene: ha insegnato per una vita. E proprio per questo sa che la scuola, al suo meglio, è il luogo dove si impara a stare nel mondo, non solo a rispondere alle domande del mondo.

Un seme, un bambino, una nota

Il titolo del progetto non è solo una formula comunicativa. È una dichiarazione di metodo. Tre registri diversi, collegati da un filo comune. “La proposta di poter arrivare a fine percorso avendo inventato una musica, avendo realizzato un brano da ascoltare, da cantare, credo che aiuti i ragazzi proprio in questa direzione. Troviamo il modo attraverso il quale la vita diventa più bella sotto tutti i punti di vista.”

La musica che emerge da questo percorso non è un prodotto finale. È la prova che si può arrivare da posti diversi, dalla natura, dalla semina, dalla scuola, e costruire qualcosa insieme che non esisteva prima.

La collaborazione che non era scontata

C’è un risultato di Futuropresente che Paola cita con particolare soddisfazione, e non è quello più ovvio. Non sono i numeri dei ragazzi coinvolti, non sono gli alberi piantati. È la collaborazione tra gli enti del terzo settore.

“Non era scontata. Era così poco scontata che uno dei motivi per la nascita della Fondazione delle Comunità è stato proprio questo.”

Gli enti del terzo settore spesso non si conoscono. Lavorano vicini senza incrociarsi, hanno abitudini diverse, culture organizzative diverse, a volte una sfiducia reciproca costruita nel tempo. Futuropresente li ha messi intorno allo stesso tavolo e qualcosa è cambiato in profondità. “Si coglie proprio che c’è stato un salto. Loro sentono di aver fatto un salto qualitativo nella metodologia.”

Animare, non gestire

La Fondazione delle Comunità Pistoiesi ha scelto fin dall’inizio un ruolo preciso. Non gestisce. Anima. “La Fondazione non gestisce, ma vuole animare, vuole portare a una crescita civica di realtà che esistono e che magari non si conoscono.”

È una scelta che richiede più pazienza che controllo. Significa ascoltare prima di proporre, accompagnare invece di guidare, lasciare che le realtà del territorio trovino la loro forma.

Quando la Fondazione ha cominciato il suo giro sul territorio, un anno e mezzo di incontri, ascolti, visite, ha trovato energie e voglia di fare. E anche delusioni accumulate. “Sulla montagna pistoiese fu evidente il senso di delusione: promesse ne erano passate tante e non si era concretizzato nulla.” L’impegno è stato quello di non aggiungere un’altra promessa vuota. Di dare spazio, possibilità, concretezza.

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